Falso mito, casualità o maledizione? A questa e tante altre domande abbiamo risposto insieme a Mario Tagliaferri con il doppio appuntamento quotidiano dedicato alle grandi stelle del Club 27 che ha arricchito il palinsesto di Radio StandBy e StandBy TV.

Ciao Mario, puoi raccontarci cos’è e come nasce l’idea del Club 27?

Sono un artigiano e lavoro sui pezzi unici. L’idea di sviluppare un mio esperimento su materiale di Amy Winehouse in un format è stata dell’amico editore Giorgio Di Marco. E come sempre, mentre lavoravo giorno e notte senza sosta, ha preso forma la simpatica frase: “Hai voluto la bicicletta? E mo’ pedala!”.

Comunque, Club 27 è una sigla utilizzata nel linguaggio giornalistico e si riferisce a Robert Johnson, Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain e Amy Winehouse, tutti artisti scomparsi a 27 anni.

Come ogni club esclusivo e leggendario la parola d’ordine è d’obbligo: Live fast, Die young!  (Frase che Cobain aveva preso da un testo di Neil Young)

Vivi in fretta, muori giovane! 

Pensando al fatto che questi giovani artisti siano diventati i miti di tutte le generazioni successive, non è probabilmente un motto esemplare. Ma dietro alle sfrenate libertà sessuali, agli abusi di sostanze alcoliche e all’utilizzo senza limiti di stupefacenti, si nasconde il sofferente invito a vivere una vita liberi da condizionamenti e schemi preconfezionati, a rifiutare i prodotti di una società i cui ambienti fondanti si nutrono e ingrassano schiavi di integralismi e pregiudizi.

A quale di questi artisti sei particolarmente legato e perché?

Pur riconoscendo che tutti questi artisti sono legati da un filo comune che viaggia sui binari della sensibilità e che l’incomprensione, la fragilità, la curiosità e il conflitto interiore abbiano accompagnato gli eventi più significativi delle loro esistenze originali fino alla follia, ritengo Hendrix il numero uno sul piano musicale e Jim Morrison, l’eccelso fra i poeti del rock. Ma vi assicuro che lo studio e l’amore approfondito per ognuno di questi artisti può produrre sorprese senza fine.

Il rock è morto? Il rock è vivo e vegeto? Lunga vita al rock?

La musica di Robert Johnson prese forma in un mondo in cui il rock come parola, genere e fenomeno commerciale non erano ancora nati e mosso i primi passi; Brian Jones fu il fondatore del fenomeno più longevo che la storia del rock possa ricordare, i Rolling Stones; Hendrix, il più grande chitarrista di tutti i tempi, che dopo aver incontrato la chitarra e averla amata fino a trasformarla in una parte del suo corpo, come con il Buddha, la uccise, la distrusse, ne oltraggiò gli schemi tradizionali, la suonò come nessuno aveva mai osato fare e anche gli altri si sono distinti almeno quanto loro: Janis Joplin, unica nell’interpretazione ma incapace di accettarsi e riconoscere la propria bellezza, Jim Morrison, bello come Dioniso ma precocemente consapevole della morte, Kurt Cobain, perennemente sorpreso e spaventato del suo successo indescrivibile, Amy Winehouse, talentuosa artisticamente ma incapace di amarsi nella sua unicità.

Ma il mondo nel frattempo era cambiato e mentre i grandi artisti continuavano a nascere, i fenomeni che ruotavano attorno al business della musica e che ne permettevano la sopravvivenza materiale, si frantumavano e venivano sostituiti da strumenti, tecnologie e atteggiamenti che non avevano niente a che vedere con quello che erano gli scenari dei tempi mitici del rock.

Il rock è morto? Non possiamo rispondere a questa domanda. Ciò che ha assunto un nuovo ruolo nella vita dell’uomo è il mito, perdendo la posizione fondamentale e determinante che nel passato ebbe nella storia dell’umanità. E dopo del mito dovremmo parlare di Dio… ma di Dio, secondo me, è meglio non parlarne più.

Non vi preoccupate, la trasmissione, che ha la particolarità all’avanguardia di essere diffusa sia in radio (Radio StandBy) che in TV (StandBy Tv), è molto più piacevole, leggera, colorata e… piena di musica!

Un consiglio? Cedete alla curiosità e dategli un’occhiata.

Un saluto da Mario Tagliaferri

 

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