Codice Genesi
Lunedì 1 Marzo 2010
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Post-apocalittico e sottotesto pseudo-religioso sono due delle recenti tendenze hollywoodiane che vanno innegabilmente per la maggiore negli ultimi mesi: meglio se combinate, come in questo Codice Genesi, brutto titolo italiano per The Book of Eli, diretto dai redivivi fratelli Hughes e scritto dall’esordiente Gary Whitta, vasta esperienza da videogame designer ed editor alle spalle.Se il retroterra di Whitta è spesso e volentieri tradito da alcune scelte strutturali e dettagli sparsi di chiara derivazione videoludica, sarebbe del tutto sbagliato categorizzare Codice Genesi come un film-videogioco: senza voler darsi troppe arie ma non rinunciando a qualche ambizione contenutistica anche in un film che comunque non nasconde la sua natura primariamente di genere, i registi hanno assemblato un curioso cocktail che attinge indistintamente ai versanti più diversi dello spettro cinematografico.In America qualcuno, criticando aspramente, ha definito Codice Genesi come il Waterworld di Denzel Washington (qui comunque magnetico ed efficace nella sua presenza): ma ammesso e non concesso che il paragone abbia senso, potrebbe essere colto in senso positivo.comingsoon.it)
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